Sabati Speciali

Ci troviamo un sabato al mese. Mentre le nostre figlie imparano e si divertono; noi mamme approfittiamo per compartire questo momento approfondendo temi che riguardano la educazione delle nostre"piccole".

giovedì 28 giugno 2012

Festa e divertimento: riposo e tempo libero


I giorni festivi danno la possibilità di riposare. Ma per i cristiani costituiscono anche un’occasione per stare un po’ più vicini a Dio, per godersi la famiglia e per educare i figli. 



 

Opus Dei - Foto: Strocchi.
Foto: Strocchi

Abbiamo già ricordato quante occasioni educative ha in sé il tempo libero per modellare la personalità di un figlio. Giochi, gite, sport non sono soltanto parte essenziale della vita dei giovani, ma è attraverso di essi che i genitori possono conoscere meglio i loro figli e trasmettere loro la voglia di imparare e di darsi agli altri. La voglia deve concretizzarsi in attività e coagularsi in abiti, che i classici chiamano virtù. Così il tempo libero non è più “il tempo per le cose banali” e si trasforma in tempo di qualità, in tempo creativo. In sostanza, sono momenti preziosi che permettono ai figli di assumere e interiorizzare la propria libertà.

Educare i figli a evitare l’ozio, d’altra parte, vuol dire proporre loro una serie di attività che siano attraenti e rispettino il loro modo d’essere. Nella misura in cui una famiglia condivide i momenti felici, getta le basi per prevenire i passatempi nocivi nel futuro: i periodi trascorsi con i genitori durante l’infanzia – durante i quali provano la gioia di dare e di ricevere, della generosità – restano incisi per sempre e serviranno da protezione quando i figli dovranno misurarsi con false attrattive che allontanano da Dio.

Al contrario, se i genitori considerano le vacanze e il tempo libero come una semplice opportunità di evasione o di godimento, possono finire per trascurare un aspetto centrale dell’educazione. Non si tratta di “trasmettere” ai figli una visione del tempo libero consistente in “fare cose utili”, nel senso che è utile studiare una materia o imparare una lingua straniera, o andare a lezione di nuoto o di pianoforte (occupazioni che, in fondo, non differiscono molto dall’istruzione che forniscono molte scuole); ma di insegnare a impiegare questi periodi in modo equilibrato. In tal senso, il tempo libero offre situazioni favorevoli per migliorare l’unità di vita: si tratta di stimolare nei figli personalità decise, capaci di gestire la propria libertà e di esercitare la fede in modo coerente. Impareranno così a convivere con gli altri, ad aspirare a una vita esemplare.

In questo campo un grande nemico è l’abitudine di “ammazzare il tempo”, perché quando il cristiano ammazza il suo tempo sulla terra, si mette in pericolo di ammazzare il suo Cielo[15]. Si comporta così chi per egoismo si tira indietro, si nasconde, si disinteressa[16] degli altri; chi in quei momenti cerca se stesso in modo disordinato, senza dare spazio a Dio o agli altri. Educare nel e al tempo libero è impegnativo per i genitori. Essi sono sempre, anche quando non se ne rendono conto, il modello che più influisce nella formazione dei figli; in quanto educatori non possono dare l’impressione di annoiarsi, né possono riposare senza fare niente. Il loro modo di riposare deve, in qualche modo, aprire la via a un rapporto con Dio, a un servizio agli altri. I figli devono capire che il riposo permette di distrarsi con attività che esigono meno sforzo[17], mentre si imparano cose nuove, si coltiva l’amicizia, si migliora la vita di famiglia.


Opus Dei - Foto: Nist6ss.
Foto: Nist6ss.
 
Il diverimento dei giovani

Molti genitori – e in parte hanno ragione – temono la pressione della società dei consumi, che propone divertimenti deleteri e superficiali. Il problema di fondo è universale: i giovani vogliono essere felici, ma non sempre sanno in che modo ottenerlo; accade spesso che non sappiano neppure in che cosa consiste la felicità, perché nessuno glielo ha spiegato in modo convincente, o non l’hanno provata. Per la grande maggioranza, il problema della felicità si riduce ad avere un lavoro ben retribuito, a godere di buona salute e a vivere in una famiglia nella quale siano amati e sulla quale possano appoggiarsi. Anche se i giovani qualche volta si dimostrano ribelli, di solito ammettono di dover rendere nello studio, perché capiscono che il loro futuro dipende in buona parte dai voti che ottengono a scuola.

Tutto questo è compatibile con il desiderio di rivendicare la propria autonomia al momento di organizzare il tempo libero. In alcuni casi lo fanno seguendo la strada tracciata dalle industrie del passatempo, che spesso raccomandano divertimenti che ostacolano o impediscono la crescita in alcune virtù, come la temperanza. Ma in fin dei conti, il disorientamento dei giovani non è diverso da quello di parecchi adulti: confondono la felicità, che è il risultato di una vita ben riuscita, con un’effimera sensazione di pseudo-allegria.

Queste deviazioni, reali, non possono farci dimenticare che tutti abbiamo provato moti di ribellione nei riguardi degli adulti, quando cominciavamo a formarci autonomamente un criterio[18]. Questo fa parte del processo normale di maturazione, come si rileva dalla considerazione che, alla domanda su come si divertono, nella risposta è sempre più significativo il “con chi” rispetto al “che cosa”: vogliono stare con i loro coetanei e fuori di casa, ossia, senza la famiglia e senza gli adulti; l’attività che ritengono di maggior godimento è uscire con gli amici e ascoltare musica. Anche nel caso in cui – come accade in alcune società – il consumo costituisce un modo di distrarsi, acquistando cose superflue (indumenti, telefonini, accessori informatici, video-giochi, ecc.), si capisce poi che tutto ciò è soltanto un mezzo per stare con gli amici.

Allora è importante proporre alcune modalità di divertimento che rispettino la struttura della persona, cioè la tendenza alla felicità che tutti abbiamo: i genitori debbono affrontare questo compito predisponendo, con l’aiuto di altre famiglie, i luoghi adatti nei quali i figli possano maturare umanamente e spiritualmente durante il tempo libero. Bisogna, in definitiva, stimolare divertimenti e interessi che rafforzino il loro senso dell’amicizia, della responsabilità nel prendersi cura delle persone che apprezzano e nel sostenerle. I giovani hanno sempre avuto una grande capacità di entusiasmo per le cose nobili, per gli ideali più alti, per tutto ciò che è autentico[19]. I genitori possono e debbono tener conto di questa realtà: dedicando loro un certo tempo, parlando con loro, dando un esempio di gioia, di sobrietà e di sacrificio sin da quando sono piccoli. Infatti educare non significa imporre una determinata linea di condotta, ma mostrare i motivi, soprannaturali e umani, che la raccomandano. In una parola, si tratta di rispettare la loro libertà, poiché non c’è vera educazione senza responsabilità personale, né responsabilità senza libertà[20].

J.M. Martín e M. Díez