Perché la lettura ad alta voce fa bene (non solo ai bambini)
La letteratura è nata prima della scrittura.
I poemi omerici, uno dei testi fondanti della cultura occidentale, non furono composti da un solo autore, ma, come suggerito dalle ricerche filologiche degli inizi del ‘900, da aedi itineranti che li tramandarono per generazioni in forma esclusivamente orale.
Nel nostro paese la tradizione dei cantastorie è durata fino a tempi molto recenti. Ancora negli anni ’40 era consuetudine nelle campagne riunirsi d’inverno nelle stalle per ascoltare storie narrate a puntate. In Piemonte questi racconti si chiamavano «quintuie» ed erano spesso ispirati dalle canzoni di gesta del ciclo carolingio.
Esistono ormai numerose evidenze scientifiche che testimoniano i benefici della lettura ad alta voce ai bambini fin dai primi mesi di vita. Leggere ad alta voce crea momenti privilegiati di interazione tra genitori e figli e promuove l’autostima; inoltre le storie e le spiegazioni date dal genitore aiutano il bambino a riconoscere e concettualizzare le emozioni proprie e altrui.
È stato anche dimostrato che la lettura ad alta voce stimola la capacità di riconoscere e utilizzare i suoni della lingua materna e, in un secondo tempo, facilita l’apprendimento della lettura indipendente. I bambini a cui i genitori leggono con una certa regolarità hanno una maggiore proprietà di linguaggio che, da un punto di vista cognitivo, corrisponde a una maggior capacità di comprensione e a un più profondo desiderio di apprendere. A questo riguardo, un interessante studio americano ha dimostrato che i libri per l’infanzia contengono un numero di vocaboli ricercati del 50% superiore alla media delle trasmissioni televisive, o delle normali conversazioni fra studenti universitari.
È stato anche dimostrato che la lettura ad alta voce stimola la capacità di riconoscere e utilizzare i suoni della lingua materna e, in un secondo tempo, facilita l’apprendimento della lettura indipendente. I bambini a cui i genitori leggono con una certa regolarità hanno una maggiore proprietà di linguaggio che, da un punto di vista cognitivo, corrisponde a una maggior capacità di comprensione e a un più profondo desiderio di apprendere. A questo riguardo, un interessante studio americano ha dimostrato che i libri per l’infanzia contengono un numero di vocaboli ricercati del 50% superiore alla media delle trasmissioni televisive, o delle normali conversazioni fra studenti universitari.
A partire da questi studi scientifici, sono nate in numerosi paesi iniziative per la promozione della lettura ad alta voce: «Reach out and Read» negli Stati Uniti, «Bookstart» in Gran Bretagna, o «Stiftung Lesen» in Germania. Un progetto analogo esiste anche in Italia, si chiama «Nati per leggere» ed è stato avviato nel 1999 su iniziativa dell’Associazione Culturale Pediatri, dell’Associazione Italiana Biblioteche e della ONLUS Centro per la Salute del Bambino.
Mettere in contatto i bambini con i libri fin dai primi anni potrebbe essere una strategia per imparare ad amare i libri.
In fondo lettori si diventa prima di saper leggere.
Dal prossimo anno 2014-2015 si organizzeranno diversi incontri all'interno del club, per le bambine dai 7 ai 9 anni, per il progetto: "Ti racconto una storia..."
La regola è solo una: godere della parola che prende corpo, svelando le infinite relazioni con lo spazio, gli altri e il tempo.

