Sabati Speciali

Ci troviamo un sabato al mese. Mentre le nostre figlie imparano e si divertono; noi mamme approfittiamo per compartire questo momento approfondendo temi che riguardano la educazione delle nostre"piccole".

venerdì 11 dicembre 2015

La misericordia non è solo per credenti


Alessandro D'Avenia - Insegna italiano, latino e greco al liceo (Milano). Scrive per alcuni quotidiani nazionali come editorialista (La Stampa, TuttoLibri, Avvenire, Repubblica Palermo)il suo blog è: Prof 2.0 | Il blog di Alessandro D'Avenia


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In occasione dell’inizio del Giubileo della Misericordia ho scritto due articoli. Nel primo, mi sono chiesto se la misericordia riguardi anche i non credenti e come influisca in ambito educativo; nel secondo, ho cercato di approfondire quale sia lo specifico della misericordia per i credenti.
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Un filosofo contemporaneo ha visto in Prometeo l’archetipo della società di oggi, composta da uomini stanchi, che hanno creato una vita che li incatena e divora continuamente. Il loro fegato ricresce ogni giorno, pronto per essere nuovamente distrutto dal meccanismo della prestazione. Per Prometeo non c’è misericordia: “La società del XXI secolo è una società della prestazione. I suoi stessi cittadini sono “soggetti di prestazione”. Sono imprenditori di se stessi.” (Byung-Chul Han, La società della stanchezza). La tecnica sostituisce ciò che è umano nell’uomo.
La stanchezza che caratterizza la società occidentale colpisce in modo particolare i giovani, ora disarmati di fronte ad una vita che chiede loro di essere oggetto di prestazioni e non soggetto di possibilità (adolescenza è l’irruzione di ciò che è propriamente umano, è l’assunzione di un destino: la necessità e l’entusiasmo di creare a partire da ciò che si è) e che si rifugiano nelle loro stanze come gli hikikomori o sono costretti a far regredire il loro corpo e il loro spirito a larva anoressica; ora armati a vuoto con l’unico scopo di distruggere (a maggior potenza creatrice corrisponde sempre maggiore estensione del caos), con violenza sul corpo altrui, o sul proprio, ferito per sapere di aver sangue e vita dentro di sé. Regressione fetale da un lato, esplosione kamikaze dall’altro: in entrambi i casi si mostra una forza sorprendente, di per sé creativa, che può impegnarsi a fini distruttivi, fino all’autodistruzione. L’assenza di misericordia trasforma l’amore di sé in amore della morte.
La prestazione è il contrario della misericordia, la capacità di interiorizzare, negli occhi dell’altro, la propria vita e accettarla per quello che è: un limite capace di superarsi, un limite capace di creare e di essere nuovo inizio, un inedito darsi. I giovani di oggi cercano, come ogni generazione, questa misericordia nella generazione precedente: la possibilità di riceversi così come sono. Ciò si impara primariamente in famiglia, la cui essenza è avere almeno un posto al mondo in cui si è accettati (se non si è frutto di un menu, e quindi oggetto di attesa di prestazione) e si accetta l’altro per come viene ed è e non per quello che può dare o fare. Un posto in cui qualcuno possa dire all’altro: “io darei la vita per te, come sei, adesso”. E quell’adesso è fondamentale, ed è misericordia.
Invece anche la famiglia, più fragile, diventa spesso luogo di prestazione: il figlio è caricato di tutte le attese dei genitori, che crollano se il figlio fallisce, perché la loro realizzazione non è primariamente nell’amore della coppia, ma nelle aspettative sul bambino (genitori che si ribellano per un cattivo voto del figlio, ma d’altronde la scuola è spesso ridotta a prestazione e voti, o si scannano durante le partite di calcio dei bambini). Se la felicità si identifica con una prestazione efficace, l’insuccesso è bandito. Invece la crescita e la maturità sono tessute di fallimenti, attraverso i quali il giovane impara che la realtà resiste ai suoi desideri di onnipotenza narcisistica e impara a stare al mondo, introducendovi la sua novità con la pazienza e il coraggio necessari. Questo è conquistare la maturità: interiorizzare il limite, trasformando il destino in destinazione. La società della prestazione spazza via la possibilità di fallire, perché non conosce misericordia, esilia la fragilità costitutiva dell’umano, generando soggetti spesso depressi e frustrati, perché non riescono ad essere quello che occhi senza misericordia si aspettano. Il doping diventa necessario: tanti professionisti hanno bisogno di drogarsi per essere produttivi, come si dopano le piante e gli animali perché forniscano materia nuova ogni giorno per gli scaffali.
Viene meno lo stupore paziente dell’essere “così” di cose e persone, viene meno la stessa consistenza di cose e persone che hanno bisogno di tempo per darsi a conoscere. “Rispetto” e “riguardo” dicono che per avere accesso alla realtà bisogna guardarla (-spectare -guardare) con un certo distacco, più e più volte (ri-), nel tempo, senza esigere il tutto-e-subito. Tolto il ri- della misericordia rimane solo lo spettacolo (spectare) dell’eterno presente, del multitasking, dello sguardo che pretende, della prestazione che affatica e divora, come l’aquila, il fegato del giovane Prometeo, portatore di fuoco.
Non c’è spazio perché il nostro io disarmato sia e cresca, nella pazienza delle stagioni. Il corpo si trasforma in protesi da migliorare con la chirurgia, l’amore si riduce a tecnica di seduzione e di piacere, la felicità si riduce a benessere, la salvezza a sicurezza, gli altri diventano app da smartphone. Riguardo e rispetto, cioè misericordia, sono merce rara, perché non dipendono dalla tecnica che tutto può, ma da un cuore capace di accogliere la realtà, prima di aver pensato di sfruttarla.
Un giovane non guardato e amato per ciò che è e non per ciò che dovrebbe dare e fare, si stanca della sua esistenza prima ancora di cominciare il compimento, che ne segna corpo e spirito. Non impara a conoscere e amare se stesso per quello che è, quindi non trova il coraggio per essere nuovo inizio (dare e fare come conseguenza dell’essere), agisce un copione per cui non ha talento, finendo con ribellarsi (o si chiude o esplode) al continuo fallimento a cui è paradossalmente costretto. La solitudine di Prometeo potrebbe guarire, la sua ferita rimarginarsi, se ricominciassimo, anche grazie al Giubileo (che non riguarda solo i credenti) a creare uno stile di vita basato, non sulla prestazione che genera stanchezza, ma su una vita attiva nutrita da uno sguardo che sappia farci sentire in pace per quello che siamo e non solo per quello che possiamo dare/fare. Se trovassimo questo sguardo, al fegato divorato ogni giorno dalla prestazione, potremmo sostituire un cuore ogni giorno rigenerato dalla misericordia.
La Stampa, 8 dicembre 2015
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Gli dei antichi erano tutto tranne che misericordiosi, non potevano esserlo, perché li aveva inventati il cuore ferito dell’uomo, tanto che Virgilio nell’esordio del suo poema chiede sbigottito: “Così grandi sono le ire nelle anime dei celesti?”. Non immaginava che Dio potesse essere misericordia incarnata in un cuore umano, eppure Cristo sarebbe nato pochi anni dopo. La misericordia è attributo sorprendente del Dio della Rivelazione, lontana da moralismo velleitario, irenismo sentimentale, in versione secolarizzata (filantropia). La misericordia divina, alla quale veniamo educati in modo speciale nell’anno giubilare, acquisendo gli stessi “pensieri-sentimenti” di Cristo, nel cuore del quale questa si è resa visibile e accessibile, ha due caratteri ben precisi, riassunti nella Dives in misericordia di San Giovanni Paolo II (in particolare nella nota 52): hesed e rahmim.
Il primo vocabolo indica la fedeltà di Dio alla sua alleanza, anche e soprattutto quando l’uomo non vi corrisponde: “si manifesta ciò che era al principio, amore che dona, amore più potente del tradimento, grazia più forte del peccato”. Da questa fedeltà a se stesso e alla sua creazione deriva la sua inesausta grazia, non ritira il dono: «Io agisco non per riguardo a voi, gente di Israele, ma per amore del mio nome santo» (Ez 36,22). Oggi più che mai c’è bisogno di questa fedeltà, data la diffusa mancanza di fedeltà al proprio essere (ci si ama solo se ci si riceve da Dio), che genera fughe da sé, la mancanza di fedeltà agli altri (ci si ama solo se si ama Dio negli altri), che genera tradimento e abbandono.
Mentre il primo ha un connotato maschile e paterno, il secondo vocabolo indica l’altro versante della misericordia divina, infatti rahmim, nella sua radice, denota l’amore della madre (rehem è il grembo materno) ed è la variante «femminile» della fedeltà a se stessi, espressa dalla hesed. Il legame che la madre ha con il bambino è sconosciuto al padre, proprio per la sua visceralità: è un amore gratuito, non frutto di merito, si dà e basta. Questo versante della misericordia “genera la bontà e la tenerezza, la pazienza e la comprensione, cioè la prontezza a perdonare”: «Si dimentica forse una donna del suo bambino? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Questo amore è capace di accogliere, sostenere, gestare la vita dell’uomo, sempre e comunque: Dio non sa cosa sia l’aborto.
In queste due espressioni, di carattere antropomorfico, scorgiamo il volto paterno e materno di Dio: un amore che, a contatto con il male e, in particolare, con il peccato dell’uomo e del popolo, non si tira indietro. Sono le caratteristiche del padre in attesa del figlio prodigo: rimane padre, e quindi il ragazzo rimane figlio anche se è andato via, lo aspetta, gli va incontro, lo abbraccia, lo bacia, ne ascolta la confessione, gli restituisce la dignità originaria.
In questa doppia connotazione, resa visibile da Cristo, scorgiamo il volto della misericordia di Dio (“chi vede me vede il Padre”), ancora oggi. Tutto le volte che questa misericordia ci raggiunge abbiamo un tuffo al cuore, ci sentiamo a casa, come chi guarda il crocifisso ligneo di Torcello, sull’asse verticale del quale l’artista applicò dei pioli, indicando nel crocifisso la scala che porta al cielo, dopo essere stata dal cielo calata. Il Dio che crea è il medesimo che redime e, se la redenzione è il rendersi riconoscibile della verità, la misericordia diventa la redenzione che ci raggiunge personalmente, in Cristo. Come? Dove?
In un sacerdote che siede in confessionale e aspetta con la pazienza del Padre il ritorno del figlio, anche se non verrà nessuno. In una coppia sposata che rinnova ogni giorno la presenza di Cristo nella sua fedeltà al vincolo matrimoniale, costi quel che costi. In un laico che porta avanti la sua professione cercando di compierla con perfezione umana e al servizio degli altri. In un bagliore di bellezza naturale, come in questi giorni il tripudio di colori delle foglie autunnali, vestite a festa, benché debbano cadere, dimostrando che la morte è un passaggio verso l’alto e non un muro. In una donna che, in una giornata di pioggia in cui tutti vanno di fretta, si china a offrire tre mandarini dalla sua spesa ad una mendicante per terra, dicendole “questi li mangi lei, non li dia ai cattivi”. In un educatore che presta un libro che possa aiutare un ragazzo o cerca le parole giuste per parlargli. In una suora che nel silenzio della clausura ci ricorda che Dio solo basta. In una madre che, stanca, prepara con cura la cena per la sua famiglia. In un padre che, stanco, gioca con il figlio e rinuncia al riposo o porta un mazzo di rose alla moglie in un giorno in cui non ci sia nulla da celebrare. In un giovane che trova qualche minuto, ogni giorno, per parlare a tu per tu con il suo Dio. In una giovane che dedica qualche minuto del suo tempo alla solitudine di un malato. In una Messa affollata in giorno feriale, prima che il lavoro cominci. Sono tutte immagini “aggraziate”, cioè del dono di misericordia che Dio fa all’uomo nella vita di tutti i giorni, se l’uomo si lascia raggiungere da questa grazia, che ci rende “graziosi” (belli) e non “disgraziati” (brutti). Fedeltà paterna (che non nasconde il male delle azioni del figlio ma lo aiuta, anche ruvidamente, a prenderne consapevolezza) e accoglienza materna (che dimentica quel male se il figlio si apre al perdono) sono sistole e diastole del cuore di Dio, un cuore che avremo nella misura in cui chiederemo in dono quello di Cristo e di sua Madre. Questo è lo scopo del giubileo: rientrati nel cuore paterno-materno di Dio trasmetterne qualche battito a chi ci sta accanto.
Avvenire, 6 dicembre 2015

REALTÀ FAMIGLIA

L’Orientamento Familiare a Verona

CHI SIAMO


Realtà Famiglia è un’associazione di Promozione Sociale (A.P.S.) sorta con la specifica finalità di promuovere e diffondere lo sviluppo della persona in ambito familiare e sociale, in coerenza con i principi della famiglia, fondata sul matrimonio e cellula fondamentale della società.
Realtà Famiglia è membro della Conferenza Permanente dei Centri di Orientamento Familiare che operano in tutta Italia. Suddetta Conferenza è collegata alla International Foundation for Family Developement (IFFD) che ha lo status consultivo presso l’Onu.

I NOSTRI CORSI

Ogni corso si svolge secondo una metodologia partecipativa che prevede l’utilizzo di casi reali come punto di partenza per l’analisi degli argomenti proposti.
Il dibattito si svolge in una prima fase in piccoli gruppi, successivamente i partecipanti assistono a delle sessioni generali guidate da esperti che fanno parte dell’équipe di moderatori di Orientamento Familiare.

Per informazioni su date e orari scarica il calendario.
http://realtafamiglia.com

ALCUNI ESEMPI

PRIMI PASSI

Educazione dei figli

A CHI È RIVOLTO
Genitori con figli fino a 5 anni.


DESCRIZIONE CORSO
I genitori hanno la fantastica opportunità di trasformare tutte le situazioni della vita familiare in occasioni educative. Basta imparare a farlo.



ARGOMENTI
Aspetti dello sviluppo infantile
L’autorità condivisa
I capricci e le età dei no
Temperamento e carattere
Il gioco nella vita del bambino
Convivenza tra fratelli 

























PRIME LETTERE

Educazione dei figli
A CHI È RIVOLTO
Genitori con figli da 5 a 8 anni.
DESCRIZIONE CORSO
E’ l’età in cui i bambini cominciano a manifestare i tratti della loro personalità e dell’uso della ragione. Ora più che mai è importante che il processo educativo tenga conto del loro carattere. In questo corso i genitori imparano a conoscere meglio i loro figli e ad educarli in modo personalizzato, tenendo conto delle influenze dell’ambiente.
ARGOMENTI
L’età della ragione
Vita di famiglia e professione
L’influenza dell’ambiente
Educare nel tempo libero
Le prime manifestazioni affettive
Superare i conflitti psicologici 

Il mio primo SCRAPBOOK



Questa è la nuova attività che faremmo con le ragazze delle medie, a Padova:
Per questo anno faremmo un album foto, per questo ho chiesto alle ragazze di cercare a casa materiale di scarto, che non usino più come carta colorata, nastrini, bottoni, cartone, ecc.

alcuni modellli:
 

venerdì 8 maggio 2015

CENA DELLE FAMIGLIE DEL CLUB -

DALLE ORE 20:00!

Finalmente organizzata la serata da trascorrere insieme prima della fine dell'anno. 

Si prevede cena-buffet con aperitivo, pizzata e dolce. Ci preparano tutto loro, non bisogna portare niente! 
La festa è in Oasi 2000 Via Pioveghetto 35100 Padova PD Italia





giovedì 7 maggio 2015

SCRAPBOOKING: NUOVA ATTIVITA' DEL CLUB

Adori la carta e le fotografie? leggi sotto tutto quel che c'è da sapere sul  mondo dello Scrapbooking!!






Inanzitutto cos'è? Lo Scrapbooking è un metodo per conservare un ricordo di storia in forma di fotografie contenuti in album decorati manualmente. 
Non ci sono delle vere regole per lo scrapbooking, è un Hobby che nasce dall'amore per il mondo della Carta. Biglietti, Inviti, Bomboniere, Album e molto altro ancora.


Molte persone arricchiscono il proprio lavoro di scrapbooking con abbellimenti che includono ornamenti di vario tipo da aggiungere alla foto o al layout del disegno progettato.
Esempio Oggetti di ogni tipo: bigliettini, frasi in rielievo, fiori veri esiccati come quelli creati con le proprie mani, adesivi, ritagli di giornale ecc.





Con la stessa tecnica dello scrapbooking si possono realizzare infinite varianti di lavori: diari, quaderni, cornici, biglietti invito, biglietti di ringraziamento, decorare scatole, bomboniere ecc.

Questo sabato 9 maggio... siamo tutte invitate!


Quando era sacerdote, Karol Wojtyła ha fissato come una delle sue priorità l'assistenza pastorale alle coppie di fidanzati e di sposi, per spiegare loro che la proposta della Chiesa su sessualità e affettività non è qualcosa di opprimente, ma un cammino di pienezza. Ha iniziato così a sviluppare degli insegnamenti sull'amore umano come riflesso dell'amore di Dio, a cui come papa ha dedicato le catechesi settimanali dei primi quattro anni del suo pontificato.

40 anni dopo, il francescano polacco Ksawery Knotz, dottore in Teologia Pastorale, esperto di pastorale familiare, autore di numerosi libri e che lavora con centinaia di coppie cattoliche, spiega che la Teologia del corpo di Giovanni Paolo II è una delle chiavi del suo magistero e “un punto di riferimento” per la Chiesa del XXI secolo.


lunedì 13 aprile 2015

INTER-CLUBS A VERONA: si dorme fuori!


RITMO LATINO: Secondo Incontro al mese!!! (Se va la segunda...)

Se frequenti la scuola media, e sei di quelle appassionate dallo Spagnolo, o dal ritmo latino...

un nuovo corso del Clut Torrebianca:

Vieni a cantare, ballare e parlare in spagnolo!
Ti aspettiamo il quarto sabato di ogni mese.
Non serve iscrizione, basta solo chiamare a Dolores.


Venite a cantar, hablar y bailar en Espagnol! 
Te esperamos el cuarto sabato de cada mes.
No sirve inscripción, basta llamar al numero: 342.9285.254 (Dolores)